Associazione Il CoNsole, presenta:

 

L'isola nell'isola
Feudi di Landro e Recattivo - Ciolino - Monaco di Mezzo - C.zo Mususino - Terravecchia di Cuti - P.zo del Re


data di esplorazione: Novembre 2010
"Viaggio nel Tempo": Tesmoforica

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

 

Scheda


clicca sulla cartina per ingrandirla

 

cosa: Feudi, Regie Trazzere, Archeo

dove siamo: Resuttano (Cl) - Petralia Soprana (Pa) - Santa Caterina Villarmosa (Cl)

Autori del reportage: Giovanni Vallone in compagnia di Luca Luparelli. Un particolare ringraziamento all'ospitalità dei Pottino ed al sindaco di Resuttano.

come arrivare: uscita Resuttano dell'autostrada Catania-Palermo; andare verso Resuttano e immediatamente sulla sinistra, appena sotto il ponte autostradale, è una deviazione per Ciolino-Monaco di Mezzo (nella nostra cartina segnato con A). Presa questa deviazione, dopo 5.3 chilometri, si svolta a destra (B).
n.b. se andassimo a sinistra e immediatamente ancora dopo a sinistra (seguendo le indicazioni per Agriturismo Monaco di Mezzo (1), si arriverebbe appunto all'Agriturismo da dove è possibile fare buona parte di questo percorso a cavallo).

Qua, dopo circa 1 km, si svolta a sinistra per Ciolino (C). Altri 500 metri circa e subito a destra imboccando la Regia Trazzera (3). Qua azzeriamo il contachilometri.

REGIA TRAZZERA CIOLINO-CUTI (in battuto, sconsigliabile dopo le piogge)
km 0 Partenza
km 1.5 Andare sulla destraa
km 1.9 Andare sulla destra
km 3 Arrivo sulla strada asfaltata
(D)

Siamo dunque sulla strada asfaltata che a a sinistra arriverebbe, dopo circa 1.5 km a Recattivo (5) e dopo ulteriori 1 km alla SS121; a destra arriverebbe dopo circa 500 metri alla proprietà Genduso Terravecchia di Cuti (4) e subito oltre ad un bivio; se a questo bivio si va sulla destra si ritornerebbe al punto (C) attraverso una normale strada asfaltata (che a questo punto è consigliabile prendere se la Regia Trazzera è impraticabile).
Se a quel bivio invece si va a sinistra si arriverebbe, dopo circa 2.1 km, ad un ulteriore bivio (Portella del Morto).
Dritto si arriverebbe a Resuttano e quindi al punto A.

Noi andiamo a sinistra e immediatamente ci immettiamo sulla SP112 (E).
Qua andiamo a destra e dopo circa 2.5 chilometri andiamo ancora sulla destra (km 10 della SP112) nella trazzera per il feudo di Landro che si raggiunge dopo neanche 500 metri. Qua si azzera il contachilometri.

REGIA TRAZZERA DI LANDRO (in battuto, sconsigliabile dopo le piogge)
km 0 Partenza dal feudo di Landro, dove c'è la chiesetta diruta.
km 0.4 Continuare dritto
km 0.9 Continuare dritto
km 1.6 Andare sulla destra e dopo 400 metri posteggiare, a ridosso di un'altra trazzera sulla destra, di fronte un casotto idraulico. Andando a piedi per questa trazzera sulla destra che si inerpica verso la cima, dopo neanche 200 metri, in un attimo, si arriva sul pianoro di Cozzo Mususino che potete passeggiare interamente (è molto vasto).

 

Torniamo al punto E ed invece di andare a destra per Landro proseguiamo dritto direzione Santa Caterina di Villarmosa. Dopo circa 3 km è la deviazione sulla sinistra per Recattivo e dopo ulteriori 500 metri, a ridosso di una cava abbandonata, si imbocca un'enneisma regia trazzera sulla destra (F). Qua si azzera il contachilometri.

REGIA TRAZZERA DI PIZZO DEL RE' (MONTE CHIBBO') (in battuto, sconsigliabile dopo le piogge)
km 0 Partenza a ridosso della SS121
km 1 A destra
km 1.4 A sinistra
km 1.6 A destra
km 2.3 Fine della strada, si vedono mandorli ed un casotto sulla destra. Passeggiare a piedi fino alla cime (200 metri)

 

 

 

 

Diario dell'esplorazione
(clicca sulle immagini per ingrandirle)

 

I.G.M. foglio 268 (Santa Caterina Villarmosa) , quadrante IV, N-O (1:25.000)

clicca per ingrandire l'immagine / i numeri indicano le tappe dell'itinerario a seguire / l'IGM in questione è soltanto una parte del foglio 268


1.Monaco di Mezzo - 2.Ciolino - 3.Inizio Regia Trazzera Ciolino-Cuti - 4.Terravecchia di Cuti - 5.Recattivo - 6.Landro-Mususino - 7.Pizzo del Re (Monte Chibbò)
A.Deviazione per Ciolino - B. Bivio Monaco di Mezzo-Ciolino - C.Bivio per Ciolino - D.Bivio Recattivo Cuti - E. Bivio sp 12 - F.Bivio Regia Trazzera Pizzo del Re La linea continua verde indica le due regie trazzere

 

 

L'enclave di Resuttano: l'isola nell'isola
la numerazione indica il riporto in cartina IGM e Mairdumont

Resuttano è un'isola nell'isola, in termini più ortodossi: un 'enclave.

Essa è in provincia di Caltanissetta ma completamente circondata dalla provincia palermitana.

Si trova veramente al centro della Sicilia e quando qua fa caldo lo fa per tre volte.

In primavera, Resuttano e dintorni, è il posto più bello del mondo.

E' tutto verde, un Paradiso, un green infinito.

Ricordo che avevo iniziato a scrivere quello che doveva essere un viaggio nella Sicilia meno conosciuta, ed il titolo era: Viaggio in Sicilia, ovvero: perchè come e quando Resuttano è più bella di Parigi.

Non ho avuto il tempo di continuare a scriverlo.

Non so se l'editore avrebbe apprezzato il titolo.

 

Ciolino (2) e Monaco di Mezzo (1)
la numerazione indica il riporto in cartina IGM e Mairdumont

Uscendo dall'autostrada Catania-Palermo, direzione Resuttano, c'è immediatamente una deviazione sulla sinistra per Ciolino-Monaco di Mezzo. Imbeccarla (o imboccarla).

Non si è in molti a fare questa strada.

Quando si incontra qualcuno, allora siete due pazzi.

Ma due pazzi non pazzi, che passeggiano questa magnifica terra.

Verso metà percorso, dei cani ci si avventano sul mezzo con tecnica altamente sopraffina: uno si mette davanti rallentando il nostro avanzamento, l'altro taglia per i campi di grano pronto ad aspettarci al successivo tornante.

Insomma, se fossimo un pallone direi che ci stanno palleggiando.

Ma non siamo un pallone, ed abbiamo una macchina grande e grossa.

Così ammazziamo i due cani ... no scherziamo !!!

Tra ondulanti e sinuose montagne di grano, dopo aver superato il torrente Guardiola, e dopo 5.3 chilometri, si arriva ad un bivio.

A sinistra si va verso l'azienda Monaco di Mezzo dove potete farvi tutto questo itinerario a cavallo, basta chiedere ai gentilissimi e nobili proprietari: i Pottino, che avevano un avo che aveva mezza Sicilia. Aveva anche il vizio delle belle cose e, giustamente, s'è passato una vita a godersela alla grande (voce di popolo, ...).

Si chiamava pure Echifaldo che è un pò il Giuseppe dei nobili.

Ma non gli bastavano tre vite per dilapidare il patrimonio e così i Pottino di oggi ne hanno per loro e un'altra generazione.

L'agriturismo, infilato dentro il mondo del grano, è splendido ed i cavalli sono di tutti i colori (ippocromoterapia).

Vincenzo Pottino ci ospita per il pranzo, deliziosamente.

Ma se, in queste esplorazioni, c'è una cosa alla quale non posso rinunciare, quella è il pranzo all'aria aperta a colpi di olive, formaggio e soci, sdraiato su un campo.

Buttando il cibo a contatto con il terreno, come gli zingari, come Adamo ed Eva, ma senza Eva anzi, spesso con un altro Adamo (cameraman, fotografo, amico di tappa ...).

E' irrinunciabile questo momento.

Una volta mi è pure saltata un'intervista ad un tizio filosofo dell'entroterra pur di non mancare a questo rito.

Menti, fili di capello ...

 

Ma ritorniamo al bivio e andiamo a destra, poi la prima a sinistra e arriviamo a Ciolino.

Ciolino fa 2 abitanti, marito e moglie.

Ma c'è, per chi ci crede, un supermercato, una farmacia e un negozio di intimo.

 

Ha, ma questa volta seriamente, una chiesa e alcune costruzioni bizzarre.

Tipo questa , per la quale io mi domando:

cosa ha voluto dirci l'architetto con quel terrazzino un pò minimalista un pò volutamente graffiante con quei mattoncini forati rossi che, inframezzati da una fascia marcapiano di cemento, sembrano irridere la pietra locale a faccia vista del primo livello ?

Una tribuna d'onore (porta e balcone centrale di una costruzione) che pare prendersi beffa dell'esterrefatto visitatore.

E infine, quinta spettacolare, quel tubicino bianco panna, forse scarico di cucina, forse di bagno, forse semplicemente di quel delizioso terrazzino ... tubicino, dicevamo, che delicatamente immerge, all'occasione, il sottostante e ignaro passante, dei suoi liquidi.

Anche se il fatto di trovarsi a ridosso del sobrio portale d'ingresso lo fa supporre un classico elemento castellano, una caditoia per intenderci, dalla quale in passato i signori della costruzione facevano uscire olio bollente o pietre infuocate da riversare al malintenzionato visitatore.

Solo la fantasia può aiutarci di fronte a questi capolavori del passato !

 

E' quasi l'una, ho una leggera fame.

Forse per questo ho delirato con la penna.

Così, a Ciolino, dò un morso al panino.

 

 

La regia Trazzera Ciolino-Cuti (3)
la numerazione indica il riporto in cartina IGM e Mairdumont

Tre chilometri immersi nel grano senza vedere nient'altro che le infinite ed ondulate montagne verdi di Sicilia. Tre chilometri per capire quanto è potente il paesaggio pastorale o agricolo se preferite. Tre chilometri per farvi, al ritorno a casa, la domanda che si fece Chatwin in punto di morte: "Che ci faccio qui ?".

 

Le Regie Trazzere

Sono le strade dell'antichità entrate in uso verso il periodo medioevale siciliano, cioè post arabo: il XII secolo circa, per farla corta.

Queste strade, in terra battuta, erano le vie che percorrevano tutti: principi, pastori, mucche, re, viandanti, nobildonne e pecore.

Alcune erano molto larghe (fino a circa 40 metri), come autostrade dell'antichità, ed erano ricche di luoghi di sosta: locande, caravanserragli, o poste che dir vi piaccia.

Una delle più belle e quella che abbiamo esplorato noi (Locanda Cuba).

Altre erano più piccine, piu da pastori.

Molte di esse oggi sono state inglobate nelle nostre strade asfaltate, altre resistono a malapena.

Almeno fin quandoi ci saranno mucche, pecore e pastori.

Che sono un patrimonio della nostra terra.

 

 

Video
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REGIA TRAZZERA CIOLINO-CUTI

 

 

 

 

Il mondo di Genduso e Terravecchia di Cuti (4)
la numerazione indica il riporto in cartina IGM e Mairdumont

Non so da dove iniziare in questo paragrafo.

Avrei tante cose da dirvi ma molte non le posso dire.

Siamo a casa di Genduso Gaetano, un tipo nevrolino come sottolineatomi da qualcuno.

Nel senso che è uno che gli girano giustamente le palloni se trova qualcuno a frugare nel suo terreno.

E prende il fucile !

Ma, voi vi chiederete: perchè qualcuno deve frugare nel suo terreno, che cerca ?

La storia è lunga.

Decenni fa la famiglia Genduso comprò qualcosa come circa 100 ettari di terreno.

La comprò dal Pottino di cui sopra.

C'era pure una casa coloniale fatta da Mussolini che dove c'è agricoltura c'è sempre, come il prezzemolo.

Oggi Genduso vive qua con la sua famiglia. Mi fa entrare a casa sua e ci facciamo una lunga e bella chiacchierata.

Rimango sempre fulminato nell'entrare nelle case della gente semplice.

Perchè è un caldo abbraccio, una visione di una quotidianità ancestrale.

Qualcosa di sempre visto ma mai vissuto.

Ancestrale, appunto.

La moglie, con l'innata ospitalità dei siciliani, ci domanda se desideriamo qualcosa: "Acqua, grazie".

Genduso ci segnala la presenza del suo vino che il "macellaio (leggi: medico) non vuole più che bevo".

La sua vita in mezzo a quei 100 ettari di terra ha una particolarità: tutti gli animali sono liberi "perchè devono imparare a convivere. Chi sgarra viene fatto fuori".

E' giusto così. Non è la prima volta che sento questo ragionamento, qua in campagna.

Tutti liberi, nessuno disturbi l'altro però.

Altrimenti è una schioppettata.

E spesso sono i cani, i più insubordinati, a farne le spese.

A me piace, Genduso.

Non è assolutamente nevrolino.

E' giusto, è tosto, non se le fa passare.

Ha oltre mille galline che volano, altro che batterie.

Gli alberi di Genduso sono pieni di galline tanto che se un extraterrestre dovesse atterrare nella sua proprietà potrebbe pensare che i pennuti siano frutti.

"Le galline le ho in società con la volpe" mi dice scherzando.

"Ma a breve la sciolgo questa collaborazione" conclude il Genduso furioso.

L'ingresso della sua proprietà è romantico.

 

Ora, la particolarità sta nel seguente fatto.

La proprietà di Genduso, clamorosa scoperta dello stesso, insiste su un'intera, importantissima e sconosciuta città archeologica del periodo greco-romano !

Anni addietro Genduso piantava cipolle e scavando scavando spuntava un vaso greco; e metteva una zucchina e prendeva una monetina; metteva il grano e acchiappava un pezzo romano; e così da agricoltore divenne professore (di archeologia).

Genduso è una specie di Indiana Jones, ma ancora di più.

Perchè riesce con la stessa assoluta capacità, ad essere un bucolico mandriano ed un raffinatissimo intenditore di archeologia.

"E' diventata una droga questa passione", mi dice.

E me lo dice a me ?

Nella cucina di casa sua si è fatto costrutire un meraviglioso tavolo in ceramica di (e a) Santo Stefano di Camastra.

Il soggetto è mitologico greco.

"Mi è costato un occhio della testa ma è un pezzo unico".

Sapeste quanti Genduso ho conosciuto in tutta l'isola !

Semianalfabeti che ne sanno più di due professori messi uno dentro l'altro.

Io vi domando: vi fareste togliere un dente da uno studente uscito con il massimo dei voti dall'Università o da uno di quei tanti dentisti che non è mai stato un dentista ma che cava denti da 20 anni ?

Genduso ha la pratica, l'occhio lungo, il colpo di genio che solo sul campo di battaglia si può avere.

Ha scoperto, proprio a due passi da casa sua, questa statua

che non so in quale museo è.

 

Saliamo in macchina e ci addentriamo dentro la sua terra.

Un incanto, roba da spot per un rally nel deserto.

Attraversiamo dune su dune di grano, come a passo di danza.

 

Arriviamo ad un pianoro dall'inconfondibile planimetria "Questa era l'acropoli. Buona passeggiata". E Genduso non c'è più.

Dove adesso passeggio, tra infiniti cocci del passato, erano case, templi, luoghi pubblici, vita.

 

Rimangono brandelli .

 

E questa palla di catapulta

 

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TERRAVECCHIA DI CUTI

 

 

 

 

Il feudo di Landro (6)
la numerazione indica il riporto in cartina IGM e Mairdumont

Landro era un feudo agricolo.

La Sicilia è piena di queste città-stato agricole.

Città-stato perchè solitamente il padrone aveva praticamente potere di vita e di morte sui lavoranti.

Il feudo è un latifondo dominato dalla casa del propietario (il feudatario).

Attorno ad essa si sviluppavano le umili case dei lavoranti (feudatari) e dei luoghi comuni: la chiesetta, uno spaccio, il forno della pane.

Questi i ruderi della chiesetta di Landro, in fondo l'altare.

 

Abitanti di Landro.

 

Un'altra peculiarità dei feudi era la cosiddetta "campana per mangiare" che richiamava tutti i contadini dalle terre per l'ora del pasto e per la chiusura serale.

Eccola la sopra, sul tetto della casa padronale.

 

Oggi a Landro vive solo una famiglia: i d'Angelo.

 

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IL FEUDO DI LANDRO

 

 

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LA PRIMA VOLTA CHE CONOBBI FRANCO D'ANGELO: 2004

registrazioni per Baciamo Le Voci

 

 

 

 

Cozzo Mususino (6) (o Desusino, o Minesino o Tutusino): cosa c'era qui ?
la numerazione indica il riporto in cartina IGM e Mairdumont

Non è rimasto più niente dell'antica città che dominava cozzo Mususino.

Era una città enorme.

Si trova quasi di fronte all'altra, quella di Terravecchia di Cuti.

Il pianoro della cima è immenso, tanto quanto quello di Terravecchia.

Il raggio di vista è forse maggiore qua da cozzo Mususino.

 

Erano, comunque, due città di grande importanza qua nell'emtroterra.

Anche qua è tutto interrato, troppo interrato.

Oltre innumerevoli cocci del passato, questo pianoro è anche ricco di formazioni marine, coralli che facevano parte del Mediterraneo di 5 milioni di anni fa

Se avete anche un c... così potete trovare anche pesci fossilizzati.

Noi troviamo questo che quando era a mare era pieno di molluschi.

5 milioni di anni fa, durante il Messiniano accadde che il Mediterraneo ...

Come certamente pochi sapranno, 5 milioni di anni fa lo Stretto di Gibiletrra si chiuse bloccando la provvista d'acqua al Mediterraneo che prima divenne lago e poi divenne "niente", cioè: si prosciugò.

Divenne continente e tutti i pesci e soci (conchiglie, colonie ...) si trovarono stecchiti sul fondo.

Poi vi furono clamorosi sconvolgimenti tettonici, roba da fine del mondo.

In una frase: il fondo del mare si innalzò e divenne montagna !

Molte delle montagne siciliane dell'entroterra, soprattutto tra Enna, Agrigento e Caltanissetta (Altopiano gessoso-solfifero, perchè lo zolfo è quasi sempre in compagnia del gesso), erano il fondo di quel Mediterraneo.

Ecco perchè si trovano fossili di conchiglie, pesci ...

 

 

 

 

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COZZO MUSUSINO PRIMA PARTE

 

 

 

Qua a Cozzo Mususino tutto e raso al suolo.

Rimane solo un brandello del muro di cinta, a sud.

Questa, amio avviso, era la torre del muro di cinta.

Nel 1757 l'abate Vito Amico. storico e scrittore dei più importanti per la storia antica della Sicilia, ci dice: " ... colle Minesino presenta vestigia di antiche abitazioni, pietre quadrate, colonne ... i coloni scavando trovano monete, vasi fittili, lapide, scritte ..."

Insomma: ai suoi tempi qua doveva esservi una vera e propria città archeologica alla luce del sole, la cui eco aveva grande risonanza presso gli studiosi dell'isola.

Oggi non si vede più niente, è tutto raso al suolo.

Nei diversi periodi che sono andato a visitarlo ho trovato cocci quanto più strani e diversi tra loro.

Come se qua ci fosse stato un commercio veramente spettacolare.

Come se qua fosse stato abitato sin dalla preistoria.

 

Siamo veramente in alto (circa 900 metri) e il freschetto getta pedate.

Mangiamo il nostro pasto, seduti sull'erba di Mususino, forse poggiando le natiche su qualcosa di sacro, guardando verso ovest.

Oltre il solito panorama incantevole siamo attratti da un abbeveratoio che inequivocabilmente indica da dove prendevano l'acqua gli antichi siciliani che abitavano qua sopra (nel senso che la sotto ci dve essere sempre stata acqua, non l'abbeveratorio chiaramente).

 

Decidiamo di andarlo a vedere, una volta lasciato Cozzo Mususino, e ci avventuriamo dentro una fittissima e intricata matassa di arbusti fino a raggiungere il serbatoio d'acqua., con metà degli abiti ancora in condizioni umane.

Durante la risalita, abbastanza complicata per via di una recinzione che all'andata abbiamo preso dal lato giusto ma al ritorno no, notiamo dei ciuffi di canneto, proprio alle pendici nord-ovest di Cozzo Mususino.

Gli esploro da tutti i lati perchè qualcosa me la nascondono.

E' una vita che i miei occhi studiano ed esplorano questi siti archeologici.

E io vi dico che nell'antichità dove oggi ci sono questi ciuffi, che indicano una presenza di acqua sotterranea, c'era qualcosa.

Fosse un tempio extraurbano, fosse un luogo di ristoro ... qualcosa.

Anche se non ho trovato proprio niente.

 

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COZZO MUSUSINO SECONDA PARTE

 

 

 

 

Feudo di Recattivo (5)
la numerazione indica il riporto in cartina IGM e Mairdumont

Ecco un'altro feudo, non molto distante da Landro.

Anche qua è la chiesetta (in buono stato ma chiusa), la casa padronale (in discreto stato) è, in alto, appollaiato su un enorme roccia granitica, il borghetto dei contadini (in completo abbandono).

Recattivo è pieno di mistero, dato semplicemente dall'aspetto del luogo.

La casa padronale

Il villaggio dei braccianti

 

Anche qua ci vive solo una famiglia: gli Albanese.

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FEUDO DI RECATTIVO

 

 

 

 

Pizzo del Re (7) o Monte Chibbò
la numerazione indica il riporto in cartina IGM e Mairdumont

Un'altra regia trazzera ci conduce a Pizzo del Re (o monte Chibbò, che in qualche maniera deriva da "che vuoi"; come la vicina contrada Susafà deriverebbe da "se lo sai fare").

Ancora una volta siamo infilati dentro campi di grano infiniti.

Genduso ci ha spiegato come arrivare in cima a Pizzo del Re.

Mi ha fatto uno schizzo semi geroglifico.

Almeno questo ho pensato sia mentre me lo schizzava sia quando me lo ha consegnato.

Ah, boria del cittadino presuntuoso !

Col cavolo che saremmo arrivati a Pizzo del Re senza il papiro-mappa di Genduso !!!

Genduso docet

 

 

Ci aggiriamo tra ruderi di quella che doveva essere un'altra città dell'antichità.

A mio avviso meno potente delle precedenti due.

Ma qua c'era più pietra affiorante, che fu lavorata, così si vede qualcosa in più rispetto a Terravecchia e Cozzo Mususino dove prevalevano le costruzioni.

 

Ci sono brandelli della porta d'ingresso (almeno mi è parso così) e forse di un luogo sacro.

Questa sembrerebbe una tomba.

 

In cima, a 951 metri, mi sento un re. Un re in pizzo. Pizzo del Re, appunto.

p.s. è previsto un aggiornamento per quanto riguarda Pizzo del Re, dato che siamo arrivati sul sito troppo tardi, quasi al tramonto e non abbiamo potuto esplorare alcune zone particolarmenti interessanti (grotte-abitazioni nella parte meridionale).

 

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PIZZO DEL RE (MONTE CHIBBO')

 

 

 

 

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Chef Silvana

Autore del reportage: Giovanni Vallone - Cameraman: Luca Luparelli - Logistica e sostegno: Fratelli Pottino, sindaco di Resuttano - Foto: Giovanni e Luca
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